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Penso che riguardo i suicidi degli uomini ci siano alcune domande scomode che dovremmo porci. Non credo ci sia qualcosa di sbagliato nel fatto che un uomo abbia pensieri suicidi. Ma non sarà che sbagliamo qualcosa nel modo di reagire a questi pensieri?

Quello che successe a Richard non era colpa dei suoi genitori. Il suicidio è una cosa complessa, e raramente è dovuta a una sola causa. Ma quando penso all’esperienza di Richard e a come fatichiamo a parlare di suicidio al giorno d’oggi, mi sembra che nulla sia davvero cambiato. Continuiamo a far fatica a parlarne. Lo etichettiamo come anormale, insolito, e consideriamo sbagliati gli uomini che hanno pensieri suicidi. Diciamo che sono malati, o che hanno bisogno di rimettersi. Questa mentalità fa sì che siamo incapaci di parlarne, e preferiamo rimanere in silenzio. 

Vorrei che considerassimo qual è il nostro ruolo di donne. Il mese scorso stavo chattando con una mia amica, che descriveva il ragazzo che stava frequentando come un bamboccione e troppo sensibile, in quanto si era aperto a lei su alcune delle ansie connesse alla loro relazione e le aveva spiegato come ciò lo faceva sentire vulterabile. Non vi so descrivere con che aria certe donne mi ascoltano quando parlo di come alcuni uomini che conosco sono scoppiati a piangere di fronte a me. È una via di mezzo fra fastidio e disprezzo. Già gli uomini si sentono sbagliati per non incarnare l’ideale di virilità di essere forte, sicuro e in grado di provvedere alla famiglia. Già si vergognano per questo. Ma noi peggioriamo il problema facendoli sentire sbagliati e vergognare per il fatto di avere quel comportamento aperto e sincero che sempre abbiamo voluto. E li facciamo sentire sbagliati per il fatto di rompere quei rigidi stereotipi e per essere pienamente umani. Non dico che il suicidio degli uomini sia nostra responsabilità. Sono assolutamente cosciente che gli uomini hanno un enorme ruolo nell’eliminare questi stereotipi. Ma da donna, posso solo parlare della mia esperienza e di come io vedo il nostro ruolo. Quello che invito tutti quanti a fare, maschi e femmine, è riconsiderare le aspettative che abbiamo sugli uomini nella società, e riconsiderare il modo in cui vediamo gli uomini che hanno il coraggio di mostrare la loro vulnerabilità. Invito a chiedere agli uomini che fanno parte delle nostre vite come stanno davvero, e se hanno una qualche difficoltà di cui non ci hanno mai parlato. E come rispondere al loro racconto, possiamo pensare anche a questo? Come possiamo scegliere di empatizzare col loro dolore? Possiamo riservare uno spazio per gli uomini e, senza provare a riparare le cose, ascoltarli, dire loro che li amiamo, e che è normale sentirsi come si stanno sentendo? 

Non posso fare a meno di chiedermi cosa accadrebbe se avessimo differenti aspettative sull’uomo nella società, se dessimo una risposta diversa all’uomo che ha il coraggio di mostrare la propria vulterabilità, e all’uomo che ha pensieri suicidi. L’uomo si rapporterebbe in modo diverso al suicidio? Non lo so, ma vi invito a prendere in considerazione questa domanda. Vorrei aver avuto con mio zio una conversazione come quella che ho avuto con Billy. Vorrei avergli detto “Non c’è nulla di sbagliato in te. Non c’è nulla di sbagliato nel modo in cui ti senti o in quello che stai pensando. Va bene. Sono qui per ascoltare qualunque cosa tu abbia da dire, qualunque cosa di cui hai bisogno di parlare, perché i tuoi sentimenti sono importanti. Tu sei importante, e non devi fare tutto da solo”

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